venerdì 23 giugno 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "Il quaderno di Maya"

“Il quaderno di Maya” di Isabel Allende
ed. Feltrinelli, pag. 398



Con questo romanzo, sono tornata a leggere Isabel Allende dopo averla amata con “La Casa degli Spiriti” ed  “Eva Luna” e averla abbandonata con “Paula”.

Ero titubante e in effetti la storia ha iniziato a catturarmi solo dopo le prime cento pagine, per poi appassionarmi sempre di più e diventare più interessante e scorrevole.
Non ho amato i continui salti dei tempi verbali, non collegati solo ai salti temporali (questi ultimi funzionali alla storia) e ho trovato il finale decisamente affrettato rispetto al ritmo del resto della narrazione.
La storia, invece, è carina, soprattutto grazie alla caratterizzazione dei personaggi.
Maya Vidal, cresciuta con due nonni alquanto originali e molto affettuosi, una cilena sfuggita alla dittatura ed il suo secondo marito, professore di astronomia afroamericano, piomba in un’adolescenza difficile per vicissitudini familiari che non voglio svelarvi.

Il viaggio verso gli abissi della degradazione, della tossicodipendenza e della violenza avrà però fine grazie ad un’isoletta del Cile, dove inaspettatamente Maya ritroverà serenità, equilibrio e un ambiente familiare.

Un romanzo che si fa leggere, in cui si ritrovano i riferimenti alla storia travagliata del Cile, aire credenze mistiche e gli ambienti dei primi libri ma che non ho trovato indimenticabile come i primi romanzi dell’autrice.

Con questo post, partecipo come di consueto all’appuntamento del venerdì del libro di Paola.


mercoledì 21 giugno 2017

Sognando voi...quel che vorrei

Fatico ad immaginarvi, a darvi un volto.
D’altro canto, neppure con il ricciolino c’ero riuscita.
Non riesco neppure a pensarvi come lui.
So, però, quello che vorrei. Sogno.



Vorrei che foste di “sana e robusta costituzione”, come il ricciolino.
Vorrei potervi portare presto in montagna, anche se non troppo in alto, per sfuggire a questo caldo torrido. 
Vostro fratello è stato più fortunato, se si può chiamare fortuna nascere in periodo di giornate corte e grigie, freddo e pioggia.Difendersi dal freddo, comunque, è più facile.
Vorrei riuscire a portare il ricciolino al lago spesso, questa estate. Con voi. Approfittando della pausa lavorativa che inevitabilmente dovrò prendermi (e sarebbe pure ora!)
Vorrei che aveste una cameretta vostra fin dai primi mesi e vorrei che finalmente anche il ricciolino potesse godere di uno spazio tutto suo. 
Non che prima gli sia mai pesato, sia chiaro, ma ora inizia ad avere questa esigenza e noi con lui.
Vorrei portarvi presto a passeggiare in montagna, sullo zaino porte enfante. E’ già immagino la fatica di preparare gli zaini e partire in cinque, ma non importa. Spero che la passione sia più forte della fatica, anche questa volta.
Vorrei presentarvi alle maestre della materna del ricciolino, che tifano per voi fin dalla notizia della gravidanza.
Vorrei insegnarvi a suonare il pianoforte. Insegnarlo a tutti e tre oppure, se non vi andasse, vorrei suonare per voi e vedervi appassionare alla musica in modo attivo. Non mi importa a che età e con quale strumento, voce compresa.
Vorrei portare a sciare tutti e tre e approfittarne per sciare anche io con l’Alpmarito.
E vorrei che fosse sci di fondo ma anche discesa, un giorno. 
Vorrei fare con voi e l’Alpmarito il corso di acquaticita’ a tre mesi o poco più, magari mentre il ricciolino gioca nella corsia a fianco. 
Non so se ne avrò le forze, il tempo, la capacità organizzativa. Anche in questo caso, spero che la passione vinca sulla stanchezza inevitabile e sulle difficoltà pratiche.
Vorrei portarvi tutti e tre al Salone internazionale del libro di Torino ed in biblioteca regolarmente. 
Circondarvi di libri non sarà difficile, ne abbiamo già una caterva (ma non bastano mai).
Vorrei vedervi giocare insieme, magari qualche volta senza litigare!
Vorrei vedere il ricciolino tenervi tra le braccia e coccolarvi.
Vorrei portarvi ad arrampicare presto, in palestra e fuori, come abbiamo fatto con il ricciolino.
E far crescere insieme le stesse passioni.
Vorrei fare una vacanza itinerante in bicicletta. Tutti e cinque, quando sarete in grado.
Vorrei portarvi al mare, tutti e tre. Il ricciolino lo chiede già a gran voce, sappiatelo.
Vorrei riuscire a godermi ogni singolo giorno con voi, più di quanto abbia fatto con il ricciolino.
Perché ora so, non per sentito dire ma per averlo provato, quanto veloce passi il tempo e quanto prezioso sia ogni singolo istante da mamma, irripetibile.
Vorrei riuscire a dedicare, ad ognuno di voi tre, momenti da soli, a fare insieme ciò che più vi piace o piacerà. Senza trascurare nessuno.
Vorrei riuscire a fare insieme a voi, almeno qualche volta, qualcosa che vi coinvolga tutti e piaccia a tutti. Per essere famiglia, in tutti i sensi.
Vorrei saper passare sopra a caos, fatica e capricci più facilmente di quanto sappia fare ora, per voi, per il ricciolino, per me stessa. Perché temo che sarà indispensabile per sopravvivere, questa volta.
Vorrei essere una madre migliore, una persona migliore. Perché anche se già con il ricciolino ho messo tutto il mio impegno, so bene di avere ancora ampi margini di miglioramento.
Vorrei vedervi presto, subito.
Ma, nello stesso tempo, spero con tutto il cuore che non abbiate bisogno di TIN o tubicini, in qualunque momento decidiate di nascere o i medici decidano per voi.
Vorrei stringervi a me, ora. E vorrei farlo con accanto l’Alpmarito e sulle gambe il ricciolino.

Vorrei, voglio, proverò, posso.
Questa sera, però, prevalgono ansia e malinconia.


lunedì 19 giugno 2017

Per voi

È per voi questo lungo, noioso e faticoso ricovero.
È per voi il caldo, la scarsa igiene e le stanze affollate (perché l'invadenza e il chiasso meridionale anche in ospedale li riconosci e io sono piemontese riservata e attaccata alla privacy mia ed altrui fin nel midollo).
Sono per voi tutti questi esami e monitoraggi.
Sono per voi le calze anti trombo (e guardate che sono un vero sacrificio, con questo caldo!)
Sono per voi i fiocchi nascita che il fratellone ha preparato con grande cura ed ingegno e che aspetta di completare alla nascita, per scaramanzia.
Sono per voi i chilometri macinati dall'Alpmarito, mamma e nonna, per venirmi a trovare.
Sono per voi i tanti messaggi e le chiamate ricevuti, le visite a sorpresa e l'interesse intorno a me.
Sono per voi la maggior parte dei miei pensieri, tutti quelli che non sono per il ricciolino.
È per voi l'attesa, la preoccupazione, l'ansia e la trepidazione.
È per voi la pazienza.
È per voi il mio cuore che accelera i battiti ad ogni visita.
Sono per voi i sentimenti ambivalenti di questi giorni.
Sono qui, in attesa, per voi, 

siamo tutti qui, solo per voi.





sabato 17 giugno 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "Apro gli occhi e ti penso" e "Volevo solo andare a letto presto"

I miei consigli di lettura per il venerdì del libro, in ritardo di un giorno intero, sono due romanzi rosa leggeri, da leggere per svagarsi, anche sotto l’ombrellone o distesi in un bel prato.
Non capolavori ma trame carine, seppur poco credibili, che forse non lasceranno il segno ma fanno passare qualche ora di piacevole relax.

Apro gli occhi e ti penso” di Jenny Colgan


La protagonista, Ellie, è una trentenne in crisi sentimentale e lavorativa, culminata proprio il giorno del suo compleanno.
Ragazza degli anni ‘80, romantica e incapace di accettare che le promesse di felicità tanto decantate dai film cult siano una pura illusione, con amici stravaganti ma molti affettuosi ed un padre che conta su di lei, decide ad un certo punto di partire per l’America alla ricerca del suo attore preferito.
Un colpo di testa in cui trascina l’amica di infanzia e l’amico gay, che la porterà a vivere situazioni stravaganti, affrontare imprevisti di tutti i tipi, tra cui un lutto, per tornare poi a casa con una diversa consapevolezza e…non più sola!


Volevo solo andare a letto presto” di Chiara Moscardelli


Stesso giudizio per questo romanzo di autrice italiana, preso in prestito su consiglio di Mimma. 

Una trama improbabile ma ambientata interamente in Italia, anche nei quartieri malfamati della periferia, con una protagonista femminile, Agata Trambusti, simpatica nelle sue nevrosi e imprevedibile decisioni, un protagonista maschile tormentato e solo apparentemente pericoloso, dal fascino un po’ enigmatico, una rocambolesca ricerca di un venditore di quadri improvvisamente scomparso, dal sapore del giallo ma in stile frizzante

mercoledì 14 giugno 2017

Son giorni pieni. Sono emozioni.

Ultimamente ho scritto poco, su questo spazio virtuale.
Un po' per la stanchezza da fine gravidanza, un po' perché impegnata in un infinito (e spesso frustrante) giro di visite ed esami medici, un po' perché, semplicemente, non mi veniva spontaneo farlo.

Questa sera, però, ho voglia di raccontare.
Sono stati giorni pieni.
Paure e timori per la gravidanza, perché più la scadenza si avvicina più aumenta l'ansia che qualcosa possa andare storto e l'insonnia, che non mi dà alcuna tregua, aggrava la situazione.

C'è stato il mio compleanno, 35 anni. Purtroppo non l'ho festeggiato in alcun modo, anche se sono stati tanti i messaggi di auguri ricevuti, che mi hanno scaldato il cuore e fatto sentire amata.
Però un po' di frustrazione per questa mancata celebrazione di quella che e comunque una ricorrenza annuale importante, non posso nascondere che ci sia.



C'è stata la famosa recita di fine anno ed i preparativi per essa.
Correndo, sono riuscita a vederne una parte, compresa la consegna dei "diplomi". 
Non ho pianto, ho provato però tanto orgoglio per il mio bambino e tanta commozione per questa tappa che sta per finire.
Quelle mura, la routine degli ultimi tre anni, il bel rapporto con le maestre, la confidenza con le altre madri, i lavoretti...mi mancheranno tanto, già lo so.
Si apre un nuovo percorso, in cui il rapporto genitori - insegnanti sarà più formale, più lontano, in cui il ricciolino non conoscerà praticamente nessuno, in cui cambierà tutto, per lui.
E se da un lato lo vedo pronto ed entusiasta, dall'altra non posso non portare un pizzico di dispiacere, al pensiero delle ore di gioco spensierato che perderà, alle generose e vulcaniche maestre che lascerà.
Perché se non sempre è stato tutto idilliaco, è innegabile che siamo stati fortunati e che io mi sia affezionata quasi quanto lui a queste maestre!

E poi questa sera.
Sono stata alla riunione informativa per la scuola primaria e, seduta su una seggiolino, davanti ad un banchetto verde, innanzi a cattedra e lavagne, mi sono sentita sperduta per lui.
Mi ha fatto effetto pensarlo lì, fermo per tante ore, con la sua timidezza iniziale e curiosità insaziabile, lui che non sta fermo neppure mentre dorme, mangia o si lava i denti!
Compiti, libri di testo, quaderni, materie...mi sembra tutto così inadatto, ancora, al mio bambino!
Ed invece è quello che lui aspetta, che desidera. Crescere, proiettato nel futuro, come solo i bimbi sanno essere.
Mentre io, da mamma, arranco.

Semplicemente, emozioni.


martedì 6 giugno 2017

L'entroterra sardo: la Domus de Janas di Sedini

Durante il nostro viaggio estivo in Sardegna, oltre a godere del magnifico mare, abbiamo dedicato ampio spazio a incursioni nell'entroterra, facendo piacevolissime scoperte.

Tra queste, la Domus de Janas del Comune di Sedini, Anglona (SS) a cui siamo giunti quasi per caso.



Le domus de janas, ovvero, in lingua sarda, le case delle fate (da quel che ho capito il termine indica infatti le persone minute, piccoline, per cui le strette stanze e corridoi sembrano creati), sono strutture sepolcrali preistoriche, costituite da tombe scavate nella roccia, risalenti al Neolitico (4000-3200 a.c.), spesso unite da corridoi fino a formare vere e proprie necropoli, tipiche delle culture prenuragiche.



Quella presente nel Comune di Sedini, da noi visitata, viene considerata una delle piu' grandi della Sardegna e, soprattutto, è facilmente accessibile perchè si trova nel centro storico del paesino e all'interno di un enorme masso non interrato. Viene infatti detta "la cattedrale delle domus de janas" e gli abitanti del luogo la chiamano "la Rocca".

Nel tempo, la domus de janes di Sedini è stata adibita anche ad usi diversi. 
Nel piano inferiore si vedono ancora le nicchie usate per le sepolture (con tanto di scheletri che hanno attirato il ricciolino), mentre ad uno dei piani superiori, accessibile mediante una stretta scala scavata nella roccia, si puo' vedere come veniva utilizzata, come focolare, nel Medioevo.


All'ultimo piano, usato come abitazione fino agli anni '50, è stato allestito dal Comune (che ha acquistato la struttura e gestisce le visite), un museo etnografico permanente, costituito da due stanze in cui è stato riprodotta una abitazione tipica, con oggetti e utensili utilizzati dal 1700 a poche generazioni fa.

A me ha impressionato molto perchè sono esattamente gli stessi oggetti ed arredi che si trovano nelle vecchie case piemontesi e valdostane, magari abbandonati in cantine o fienili.
Infine, vi è una piccola mostra fotografica sul territorio di Sedini (una stanza).

La visita guidata (spiegazione breve ed essenziale), costa 2,5 Euro a testa: davvero poco!
Il paese, tra l'altro, è caratterizzato da altre abitazioni ricavate nella roccia, visibili con una breve passeggiata nel centro storico.


Insomma, un altro angolo di Italia, in questo caso di Sardegna, da scoprire, che piacerà molto anche ai bambini. Un tuffo nel passato, tra un bagno al mare e l'altro!
Sedini, infatti, si trova a soli 20 minuti di auto (circa 16 km) dal borgo sul mare di Castelsardo, nel nord della Sardegna.

sabato 3 giugno 2017

Le lettura di Mamma Avvocato: tra alpinisti e cantanti

E' qualche giorno che non scrivo: lavoro freneticamente per fare tutto il possibile prima del parto (pura utopia...), continuo con visite ed esami (oltre a passare un intero pomeriggio al pronto soccorso), riempio scatoloni, libero cassetti subito occupati da tutine e bodies freschi di bucato, accedno lavatrici ecc. ecc.), cerco di riposare quando posso. Che poi tutto dipende da cosa si intende per riposo.
Comunque.
Non sono più riuscita a scrivere, però ho continuato a leggere e oggi vorrei consigliarvi tre libri che mi sono piaciuti molto, di cui due a tema montagna.
Perché parrà strano, ma più fa caldo più io sogno le cime!!!

"La montagna dentro" di Herve' Barmasse

ed. Laterza, pag. 225



"Alcune persone sembrano non capire che l'esistenza è un cammino, un'evoluzione, una crescita."

"Ognuno di noi nella propria vita lascia, nel bene o nel male, una traccia: non c'è bisogno di gesti eroici, bastano piccole azioni che nella maggior parte delle persone parranno sciocchezze, inutilità. Come scalare le montagne.
Ma sono quelle cose di poco conto per gli altri, e per noi di importanza vitale, quelle in cui noi crediamo, alle quali diamo un senso, a rendere la nostra vita differente, unica. A regalarci la felicità". Pag. 224

Barmasse è un alpinista valdostano che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, perchè frequenta la palestra di arrampicata dove andiamo noi.
Inoltre, tiene regolarmente conferenze in Valle ed ogni volta, ascoltarlo è un piacere.
Perchè sa essere coinvolgente, sa trasmettere la sua passione e la sua filosofia di vita e di scalata, di alpinismo, che poi è esattamente quella che apprezziamo io e l'Alpmarito e che, se avessimo dedicato la vita all'alpinismo, avremmo abbracciato.
Scalate in vie possibilmente nuove, anche su montagne non famose ma ancora inesplorate, salite "in stile alpino", ovvero veloci e con la sola attrezzatura indipensabile, senza corde fisse, portatori, ossigeno ecc. ecc. , anche in solitaria.
Il libro racconta alcune delle sue imprese, le ragioni delle sue scelte ed il suo modo di concepire la vita in montagna, senza tralasciare le difficoltà, la perdita di amici e i numerosi infortuni.
Al centro, il Cervino, montagna simbolo e re della "sua vallata".
Un Cervino su cui l'Alpmarito è già salito due volte e che io ancora non ho avuto occasione di affrontare (non volendo affidarmi ciecamente ad una guida ma preferendo provare a scoprirlo con l'Alpmarito, contando sulle nostre capacità, come sempre abbiamo fatto fino ad ora).


Una lettura adatta a tutti gli amanti della montagna.

 ***

"L'ultimo abbraccio della montagna" di Silke Unterkircher, con Cristina Marrone

ed. Bur, pag. 216



"Non mi sono mai pentita di averlo lasciato andare, anche l'ultima volta. Se avessi chiesto a Karl di non partire, di rinunciare all'avventura, forse lui oggi sarebbe ancora qui, accanto a me. Ma non sarebbe stato l'uomo, un po' sopra le righe, ma unico e speciale, che ho conosciuto e amato..(...). Aveva nel cuore la sete dell'infinito. Io l'ho sempre saputo. Ed è per questo che ho accettato le angosce delle separazioni, le lunghe assenze, le ore di ansia e trepidazione, quando non avevo più sue notizie..." pag. 203

"Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c'è la vita. Io lo chiamo il mistero del quale nessuno di noi ha la chiave..." Karl Unterkircher

Non si tratta di un'autobiografia, come il libro precedente, ma della storia delle ascensioni e della vita di un altro grande alpinista, questa volta altotesino, raccontati dalla sua compagna, rimasta vedova, con tre bimbi piccoli da crescere, nel 2008, a seguito della caduta di Karl in un crepaccio sul Nanga Parbat.

Non è, pero', un libro intriso di tristezza, tutt'altro. E' il racconto di un grande uomo che "aveva nel cuore la sete dell'infinito" , delle sue avventure e dei suoi sogni, nonchè il racconto di un amore di coppia forte, disinteressato, profondamente altruista.



Come il libro di Barmasse, anche questo è perfetto per gli amanti della montagna ma anche per chiunque voglia capire il perchè di avventure ed imprese che, a chi non ha mai visto l'alba sorgere su un ghiacciaio o non ha mai provato la soddisfazione di raggiungere una cima di roccia, forse sembrano eccessivamente rischiose od insensate.

***

"Fuori e dentro il borgo" di Luciano Ligabue, 

ed. Baldini&Castoldi, "I tascabili", pag. 179


 Una raccolta di racconti, ciascuno relativo ad un ricordo, ad un episodio del passato vissuto direttamente dal cantante o dai suoi amici.

Tutti ambientati nel borgo emiliano di origine di Ligabue, con protagonisti personaggi tanto stravaganti e sopra le righe da apparire incredibili. 
La musica, la vita sociale, la droga e le pazzie di una generazione.
Da leggere anche senza necessariamente seguire l'ordine dei racconti, per ritrovarsi immersi in un'atmosfera particolare e intuire da dove arrivano le canzoni "del Liga", uno dei miei cantanti preferiti!

Da due dei racconti del libro è nata, nel 1998, la sceneggiatura del film "Radiofreccia". Se non lo avete ancora visto, fatelo.

Per gli amanti del genere!

Con questo post, seppur con un giorno di ritardo, partecipo all'appuntamento con il Venerdi' del Libro di Home Made Mamma.






mercoledì 24 maggio 2017

Recita di fine anno: riflessioni di una mamma in equilibrio sul filo.

Nella scuola materna del ricciolino vige una tradizione: la recita di fine anno scolastico è quasi interamente organizzate e svolta dai bambini dell'ultimo anno e dai loro genitori.

In pratica, le maestre preparano comunque una canzoncina o un siparietto da far fare ai bimbi tutti insieme, poi siedono con i piccoli ed i medi e lasciano lo spazio ai "grandoni" ed ai loro genitori, che devono intrattenere la platea per una mezz'ora abbondante almeno.
Infine, tornano in scena le maestre che consegnano i diplomini ai bimbi e si termina con il rinfresco (ciascuno porta qualcosa).

Ora. I pro.
La recita è certamente un momento molto emozionante per i genitori che vi assistono.
E' formativa per i bambini, perchè consente loro di imparare a organizzarsi e fare gruppo, provare a superare blocchi e timidezze, mostrare ai genitori il loro gruppo di compagni.
Inoltre in genere si tratta di piccole scene da imparare e canzoncine e balletti divertenti, dunque è anche un gioco diverso dal solito.

Le maestre, poi, nella nostra scuola sono un vulcano di iniziative, attività e fantasia.
Creano, organizzano, fanno. Tanto, sempre. L'ho già scritto e raccontato (qui, qui e qui, ad esempio, senza dimenticare il Carnevale dei Piccoli).
Quindi, lasciare la recita di fine anno scolastico, a differenza di quella di Natale, in mano ai genitori dell'ultimo anno è anche un modo per ripagarle della fatica fatta e far sentire i "grandoni" protagonisti.
Infine, è un modo per socializzare tra genitori, anche se è un peccato che avvenga alla fine dell'ultimo anno.
Il tutto per dire che capisco l'importanza di questo evento e il motivo di questa tradizione.
Però.

Le criticità ci sono:
Innanzi tutto, bisogna trovarsi, parlarsi e farsi venire una idea originale.
Quest'anno ci è andata bene. Una delle mamme è una maestra delle elementari con molta fantasia che aveva già pensato ad una buona idea ed è bastato seguirla ed appoggiarla. Cosa che io ho fatto subito.
Trovarsi, è un'altra storia: deve essere di pomeriggio dopo la scuola, ovviamente, poichè si usufruisce dei locali della scuola stessa e per rispettare gli orari lavorativi. 
Solo che non tutti escono alle 17 dall'ufficio e possono essere alle 17.30 alle prove.
Non deve essere troppo tardi, dunque non oltre le 18,00 e non dopo cena, altrimenti c'è il problema dei bambini stanchi, di eventuali fratellini/sorelline e del lavoro il giorno dopo.
Ogni giorno della settimana c'è qualcuno che ha una attività sportiva e ricreativa, dunque bisogna turnare i giorni per far partecipare ora l'uno ora l'altro.
Insomma, vi lascio immaginare.

Trovata l'idea e organizzati gli incontri, l'impegno si fa ancor maggiore. 
Perchè di tempo libero, non è che ce ne sia tanto, no?
Un mese e mezzo di incontri settimanali in aggiunta alla vita quotidiana non sono una passeggiata.
Soprattutto se ci metti alcuni genitori.

Va bene, organizziamo la recita e facciamo le prove con i bimbi.
Ma perchè, ditemi, perchè inventarsi ogni volta qualcosa di più, dalla maglietta tutti uguali da dipingere a casa, al disegno da portare, alla registrazione di una intervista, alla foto di gruppo gigante (di cui ho il sospetto che le maestre abbiano le p....e piene) ecc. ecc.
Perchè complicarsi la vita???

A me sembra, a volte, che per alcune mamme questa storia della recita sia troppo importante. Una missione. 
Eppure, se ci pensate, chi di noi ricorda qualcosa di specifico degli anni della materna? Io qualcosa ma non certo le recite o se avevamo la maglietta tutti uguali l'ultimo anno!
E il giudizio di chi guarderà, perchè dovrebbe interessarci? Io davvero non capisco.
Non comprendo dove trovino, queste madri, la voglia ed il tempo di dipingere a casa magliette, scrivere testi per la recita, ordinare foto ecc. ecc.
E perchè non pensare che magari altri genitori hanno impegni lavorativi o familiari più importanti o danno meno peso a queste cose e non hanno voglia di sbattersi così tanto?

Io apprezzo il lavoro altrui, comunque.
Dunque, dopo aver provato a protestare e scoperto che ero in minoranza, mi sono adeguata.
E faccio tutto quel che devo fare, comprese tutte le prove. Ringraziando che ci sono mamme con più voglia e tempo o spirito di sacrificio di me che fanno il grosso del lavoro.

Qui, però, spunta l'altra criticità: i genitori che non vengono MAI o vengono una sola volta e poi protestano perchè si sentono esclusi, perchè i loro figli quel giorno saranno a scuola (e loro a vederli) ma non sono preparati, non hanno fatto nulla, non hanno la maglietta o simili.
Perchè LORO sono impegnatissimi.
Perchè LORO hanno altro da fare.
Perchè LORO non ci tengono (ma i loro figli sì e non è giusto escluderli, mamme cattive che non siete altro, dicono).
Perchè LORO, sai, vanno sempre di fretta.
Perchè LORO non sanno la lingua italiana, le mogli non guidano/non escono senza marito, non è nella loro tradizione culturale/religiosa.

E a me questa cosa fa incavolare. Di brutto.
Soprattutto se si tratta di stranieri che si dice dovremmo integrare.
Soprattutto se qualcuna delle mamme (non io, per fortuna), si fa in quattro per incontrarli, parlare, spiegare, lasciare loro bigliettini con data e ora degli incontri, proporre soluzioni.
Soprattutto se si tratta di genitori che fanno gli insegnanti o i dipendenti pubblici, magari part-time, ed alle cinque, cari miei, sono a casa da un pezzo.
Soprattutto se hanno schiere di nonni a disposizione e mentre noi facciamo gli incontri loro vanno in palestra.

Non te ne frega niente o non puoi davvero?
Va bene. Capisco.
Anche all'Alpmarito non frega nulla e mica lo crocifiggo per questo.
Non venire, non fare. Non è un problema, davvero.

PERO'
NON CRITICARE, non fiatare, non protestare, non presentarti il giorno della recita imponendo la tua presenza, non dire alle maestre che ti hanno escluso, per questo o quel motivo o addirittura per razzismo.Non farlo.

E poi, vogliamo parlare della scarsa coerenza?
"Ho preparato il video ma alcuni bimbi non ci sono. Meglio non proiettarlo, allora, non vorrei che si sentissero esclusi", dice qualche mamma.
"E no, dico io. Noi siamo venute e ci siamo sbattute, ora il video lo proiettiamo e ce ne freghiamo, Punto. Altrimenti non ci vengo io, alla recita."
Un minuto dopo, all'ultimo incontro pre prova generale: "Però a pensarci le magliette tutti uguali almeno per i bambini, DEVONO esserci!" incalza una mamma.
"Sìììì!", approva la maggioranza.
"Scusate, ma prima non discutevate che è brutto escludere i bimbi i cui genitori non si sono mai presentati, per non far pagare loro le colpe dei grandi?"
"Come si sentiranno quel giorno, senza maglietta?" dico io.
Poichè certamente salteranno all'occhio.
"Oh bè, pazienza, facciamole lo stesso" , concludono.

Perfetto, coerente e ragionevole.
Come l'atteggiamento di chi parla di integrazione ed uguaglianza e accoglienza religiosa e poi commenta che sono sempre gli stranieri a non venire!!!

Infine: perchè "genitori dell'ultimo anno" si traduce sempre in "mamme dei bambini dell'ultimo anno"?
I papà, infatti, si scoprono tutti sommersi dal lavoro, si offrono come baby sitter per i fratellini/sorelline o si inventano cuochi di famiglia che devono stare a casa a preparare la cena. Tutto, pur di non partecipare attivamente. 
Alpmarito compreso.
Il quale, però, probabilmente alla fine sarà quello che canterà e reciterà al fianco del ricciolino visto che la prossima eco me l'hanno fissata giusto quel giorno. Anche se le prove le ho fatte io.
Non so se ridere o piangere.





venerdì 19 maggio 2017

Il mio yoga in gravidanza, grazie ad un libro.

Vi ho già raccontato della mia pratica dello yoga in gravidanza grazie all'ausilio di video lezioni.

Per quando non ho a disposizione il wi-fi o non ho voglia di sentire voci guida o guardare uno schermo, pero', ci sono sempre i libri.
Io mi trovo bene con questo:

"Yoga per la gravidanza e la nascita" di Francoise Barbira Freedman,

ed. Fabbri, 2005, Euro 18,50, pag. 160



Le spiegazioni sono esaurienti, le immagini ben fatte, anche se certamente, rispetto ad un video, bisogna leggere e poi provare ad interiorizzare, prima di pratica in modo fluido.

Il manuale è diviso in 6 sezioni:
"Fondamenti dello yoga", "Gravidanza iniziale", per il periodo dalle 0 alle 16 settimane, "Gravidanza inoltrata", dalle 16 alle 34 settimane,
 "Verso il parto", dalle 34 settimane al termine, e
 "Dopo la nascita", dal parto alle 16 settimane di vita del bambino, per recuperare gradualmente linea e forma muscolare, ma anche per affrontare in benessere e serenità spirituale il grande cambiamento apportato dalla maternità.

Per ciascuna, ci sono singole asana e intere sequenze, mudra, suggerimenti per il rilassamento, asana specifici per vari problemi comuni in gravidanza (dal dolore al nervo sciatico alle emorroidi, al mal di schiena ecc.), esercizi di visualizzazione e respirazione.


Insomma, un testo completo, ben illustrato e strutturato, che non si ferma ad asana super semplici e basiche, come molti altri libri che ho sfogliato e che soprattutto, non tratta la gestante come una malata, pur dando ampio rilievo alla visualizzazione, alla respirazione ed al rilassamento.
Per questo, se siete in cerca di un libro cartaceo di ausilio per avvicinarvi allo yoga in gravidanza o, praticando già, cercare una guida per questo particolare periodo della vita, vi consiglio questo manuale.

Se un solo libro non vi basta, sappiate che anche Beat, "Mamma e ora che faccio?", ne ha consigliato uno (qui il suo post).

Con questo suggerimento, partecipo all'appuntamento del venerdì del libro di Home Made Mamma.

giovedì 18 maggio 2017

Piccole grandi gioie

Piccole, grandi gioie della vita. 
Rigorosamente NON in ordine di importanza:

1) il messaggio via web di un'amica ormai expat da anni, incinta come me ma di una settimana in meno, che chiede come va e ti aggiorna e si aggiorna sulle reciproce ecografie del terzo trimestre;

2) la telefonata di una cugina che abita dall'altra parte del Nord Italia, ma è come se fosse qui, che arriva puntuale per sapere come è andata la suddetta eco; e poi io richiamo per sapere come è andata la prima comunione della sua bimba;

3) le e-mail di altre due amiche, che si informano su come sto e sull'andamento della gravidanza. Ed è subito scambio di foto e chiacchere virtuali;

4) un pacco che giunge a sopresa, con una lettera di accompagnamento che mi commuove e tanti pensierini fatti con il cuore (e le mani), da un'amica "virtuale". E mi scopro a pensare che sono questi gesti spontanei e generosi a rendere una persona speciale ed a illuminare la tua vita;

5) vestitini e body che tornano a riempiere la cassettiera, culle che oltrepassano di nuovo la porta di casa, offerte di prestiti di ovetto, abbigliamento ecc. che piovano da ogni dove, generosamente;

6) una udienza che mi aveva tolto il sonno che va bene;

7) un pranzo fuori con un'amica d'infanzia, a metà settimana. Un'ora e trenta che vola chiaccherando e che, dopo, mi fa sorridere e canticchiare per tutto il pomeriggio;

8) una merenda in tardo pomeriggio con gelato in giardino, al sole, con il ricciolino che gioca con amichetto e sorella e noi mamme che parliamo e ci rilassiamo. E l'ora di cena arriva in un lampo;

9) i sandali di nuovo ai piedi. E non importa se questi ultimi non sono perfetti e non ho messo lo smalto. Basta poterli portare;

10) i movimenti dei miei due fagiolini, frequenti e forti, che mi ricordano che loro ci sono. E mi rassicurano (e va bene così, anche se spesso mi svegliano);

11) il ricciolino biondo, con la sua divisa, quella della squadra di bici. Felice.



martedì 16 maggio 2017

Mamma avvocato in cucina: farinata di ceci e...millefoglie ai savoiardi

Da un paio di sabati a questa parte il ricciolino mi chiede di pasticciare un pò insieme in cucina.
Così sabato scorso, aperta la dispensa e trovata mezzo chilo di farina di ceci ancora sigillata, ho pensato fosse il caso di provare a preparare la classica farinata per pranzo.

Ovviamente, non conoscendo la ricetta, non sapevo che tutti consigliano di lasciare riposare il composto  4/5 ore, per poi "schiumarlo", e io però avevo solo un'ora e mezza e, soprattutto, non riuscivo a trovare risposte alla domanda: perchè dovrebbe stare a riposo così tanto?

Ho quindi deciso di provare abbreviando l'attesa.

Vi dirò, il risultato ci ha stupiti in termini di gusto e la semplicità della preparazione è talmente elevata che non posso che condividere con voi la ricetta.
In fondo, andiamo sempre tutte di fretta, vero?



Ingredienti

300 gr di farina di ceci
900 ml di acqua tiepida
Un cucchiaio di olio d'oliva
Sale fino, quanto volete

Procedimento

Versate la farina in una terrina, poi aggiungete l'acqua poco per volta, mescolando con la frusta a mano, fino ad ottenere un composto liquido senza grumi.
Coprite (io ho usato un panno) e lasciate riposare il tempo che avete. Nel mio caso, mezz'ora/45 minuti.
Se dopo l'attesa si è formata della schiuma (a me no), toglietela con l'apposito attrezzo (che io non avevo, dunque è andata bene così).
Aggiungete il cucchiaio d'olio e sale fino quanto ritenete, a seconda dei vostri gusti e di ciò con cui progettate di mangiare la farinata (da sola o con affettati o formaggi ecc.), mescolando ancora con la frusta.

Prendete una teglia dai bordi un pò alti (io ho usato due tortiere) e mettetvi la carta forno.
Versate il composto liquido e infornate.
ATTENZIONE: la farinata non deve risultare spessa, quindi curate di avere uno strato sottile di liquido, non più di mezzo centimetro. 

La cottura deve avvenire ad alta temperatura, quindi forno a 250° gradi, se possibile.
Avendo due tortiere di composto, io ho alternato la parte alta e bassa del forno tra le due, lasciandole circa 15 minuti sotto e 20 minuti sopra.

Ecco il risultato.


La crosticina dorata che caratterizza la farinata è venuta bene ed è piaciuta a me ed all'Alpmarito, mentre il ricciolino l'ha accuratamente tolta prima di mangiare. Tuttavia il resto gli è piaciuto.
Insomma, un successo!

N.B. Consumatela ben calda e comunque appena sfornata!

I due triangoli che abbiamo avanzato, mangiati a cena, non erano infatti altrettanto buoni.

***


Ovviamente, avendo deciso di cucinare, io e il ricciolino non ci siamo limitati alla farinata, NO!!!!
Abbiamo preparato anche il dolce per la sera: millefoglie con crema pasticciera fatta in casa.

La ricetta della crema è la stessa che avevo spiegato qui, con la differenza che questa volta non ho messo nessun liquore (Marsala o Cognac) e, a mio parere, è venuta ancor più buona.
Il ricciolino poi, si è divertito un mondo a sbattere le uova, mescolare e.....assaggiare la crema!!!



Infine, dal momento che la quantità di crema preparata era il doppio di quanto necessario per gli strati di pasta sfoglia che avevamo comprato, ho disposto in un piatto una fila di biscotti savoiardi (non inzuppati nel caffè, visto che l'avrebbe mangiata anche il ricciolino), sparso la crema e poi proseguito con un'altra fila di biscotti sopra, per tre volte.


Ebbene: il ricciolino è impazzito per la millefoglie ai savoiardi, che gli è piaciuta molto più di quella tradizionale!!!
Purtroppo, però, non ho pensato di fotografarla. 



venerdì 12 maggio 2017

Le letture di Mamma Avvocato: "L'analfabeta che non sapeva contare" e "Equazione di un amore"


Di nuovo doppio consiglio di lettura per questo venerdì!

 ***

"L'analfabeta che sapeva contare" di Jonas Jonasson, 

ed. Bompiani, 2013, euro 19,00, pag. 482



Difficile descrivere questo romanzo.
Per darvi un'idea, però, posso dirvi che pur essendo quasi 500 pagine, e' tutt'altro che un mattone e in una settimana lo avevo finito.
Si legge infatti piacevolmente e la storia è talmente curiosa, stravagante, insolita e divertente che non si vede l'ora di sapere come proseguirà, portando quindi a divorare i capitoli.
Il punto fermo del romanzo è la protagonista, Nombeko, l'analfabeta sudafricana che sapeva contare (o meglio, che è un genio dell'aritmetica, dall'intelligenza vivace), che incredibilmente, per strani casi del destino, coraggio di mettersi in gioco e una bella dose di incoscienza, si ritroverà dal pulire le latrine della periferia di ...a pranzare con il Re ed il Primo Ministro di Svezia.

Intorno a lei ruotano personaggi stravaganti fuori dal comune, a volte così assurdi nella loro pazzia che si finisce per solidarizzare con loro, altre incredibilmente umani, altre ancora odiosi.

Il tutto condito da uno stile narrativo asciutto e divertente, che fa apparire normale ciò che non lo è e guida in naturalezza il lettore in un'avventura originale e ricca di colpi di scena.


Insomma, decisamente consigliato per molte ore di piacevole svago!

***

"Equazione di un amore" di Simona Sparaco, 

ed. Giunti 2016, euro 18,00, pag. 341


Un romanzo d'amore e, nello stesso tempo, di vita. 
La voce narrante segue infatti la protagonista, Lea, dal liceo fino ad oltre i trenta anni, raccontando il suo amore tormentato con un compagno, le sue scelte di studio e di vita, il matrimonio ed il trasferimento a Singapore, fino all'incontro, inaspettato, con il suo passato, che cambierà il corso del suo futuro.

Poca azione, molti tormenti sentimentali, nostalgia, rimpianti e tragicità a farla da padrone, nello stile lento, retrospettivo e sofferto che piace tanto a scrittori e registri italiani nelle storie d'amore, però con una scrittura scorrevole e coinvolgente. Io l'ho letto in fretta, curiosa di sapere che scelta avrebbe compiuto Lea e come sarebbe andata a finire ed il colpo di scena conclusivo mi ha colpita impreparata.
Di più non posso dire, per non rovinare il piacere della lettura.

Cercato perché consigliato da Mimma, il romanzo non mi ha affatto deluso, però devo confessare che avrei preferito una storia più allegra e che l'indecisione di Lea mi ha irritato, mentre non mi è piaciuto per nulla, neppure a verità rivelate, il personaggio di Giacomo.

Con questo post partecipo al consueto appuntamento del Venerdì del Libro di Paola.




mercoledì 10 maggio 2017

Mostra al Castello di Rivoli: un'esperienza da NON ripetere

Siamo una famiglia che ama visitare, città, monti, mari e musei.
Anche con il ricciolino.

La sua presenza non ci ha mai scoraggiato, non ci ha mai fatto rinunciare alla cultura.
Eppure non sempre l'esperienza di visitare luoghi di arte e cultura è positiva e non solo perchè ci si imbatte in luoghi non adatti ai bambini.

Il Castello di Rivoli, per noi è stata una delusione e, cosi' come mi piace scrivere di cio' che secondo me merita di essere visto, trovo giusto anche raccontarvi le esperienze negative, affinchè possano fungere da avvertimento e per capire se è capitato anche ad altri.

Il primo maggio quest'anno era un lunedi' e pioveva. Si prospettava una giornata in casa, a riposare e trafficare.
Poi arriva la telefonata di mio fratello e decidiamo di andare insieme a Torino, a visitare il Museo Egizio con il ricciolino e la sua cuginetta di quattro anni.
Giunti sul posto alle 11,00, scopriamo che in moltissimi hanno avuto la nostra stessa idea geniale, ci sono piu' di due ore di coda e l'ingresso è prenotato per tutto il pomeriggio.
Cerchiamo quindi delle alternative: il Museo di Scienze Naturali è chiuso per lavori, il Museo dell'Automobile, quello della Montagna, quello dell'Astronomia e l'MaCA noi li abbiamo già visitati.
L'Armeria Reale e il Museo del Cinema non interessano alla bambina, a mia madre e mio fratello, il Palazzo Reale ci sembra pericoloso, vista la vivacità dei cuginetti messi insieme, in piu' in centro c'è la manifestazione.
Insomma, cerca e ricerca a mio fratello viene in mente il Castello di Rivoli ed il suo Museo di Arte Contemporanea.
Ricordo di aver letto da qualche parte che è adatto ai bambini e organizzano anche laboratori.
Controlliamo sul sito: c'è scritto che è aperto, senza alcuna specificazione.




Cosi' pranziamo ed alle due siamo a Rivoli. Smette anche di diluviare, il parcheggio è gratuito e vuoto ed il sole fa capolino dalle nuvole.

Giungiamo cosi' all'ingresso del complesso, che da solo, cosi' come ristrutturato, con commistione di recupero ed elementi moderni, appare davvero bello.

 
 Alle casse, l'amara sorpresa: non è vero che Museo d'Arte Contemporanea e Castello sono aperti.
E' aperta solo la c.d. Manica lunga, ove è in corso la mostra "Le emozioni dei colori nell'arte".

Come molte altre persone li' presenti, famiglie con bambini compresi, essendo ormai giunti sul posto, decidiamo di visitarla.
Costo del biglietto: Euro 8,50 a testa, ovvero costo del biglietto intero per Edificio Castello e Manica Lunga con mostra, come scritto sul sito.
Chiedo dove sono i servizi igienici e mi viene spiegato che sono fuori dalla caffetteria.



Iniziamo il percorso espositivo: arte praticamente astratta, concettuale, minimamente comprensibile solo leggendo per intero le didascalie, senza alcun opuscolo o linea guida.
Questo, pero', probabilmente è un problema mio (anche se direi di no, a giudicare dai commenti che ho sentito, tra cui persone che si chiedevano quali fossero, esattamente, le opere d'arte, pur essendoci dvanti!)

Un unico servizio igienico per donne e uomini, senza fasciatoio e con asse rotta, sporco. Si fa anche la coda. Gente che si lamenta, giustamente, noi compresi.
Mentre stiamo uscendo, una signora del personale ci sente e  spiega che ci sono anche altri servizi (ma non so dove nè se fossero aperti, nei piani sopra non ne ho visti, infatti, e neppure in biglietteria).

Opere disperse in stanze vuote, poi al secondo piano un lungo spazio espositivo.

Entriamo ed iniziano i guai: la prima addetta, non capisce di chi sono i due bambini e ci chiede i biglietti ripetutamente. Poi si piazza di guardia.
Appena la bambina si avvicina ad un'opera, che altro non è che uno specchio alto appoggiato a terra, inizia a scattare e rimproverare, continua quando ci spostiamo nei pressi di due quadri, protetti dal classico filo a terra, dicendoci con tono arrogante di prestare piu' attenzione e di tenere i bambini per mano.
Mio fratello risponde per le rime che puo' stare tranquilla, che non hanno toccato nulla, facciamo attenzione ed e' assicurato.
L'addetta si inalbera e dice che è solo preoccupata per l'incolumità dei bimbi, pero' poi ci segue di opera in opera. 
Porseguiamo e ci sono piu' addetti che opere. Solo una signora, pero', alle mie richieste di informazioni circa le installazioni, risponde con gentilezza, le altre tacciono, salvo dire ai bambini "attenzione, attenzione, non avvicinatevi"e a controllarci a vista, anche quando esposti ci sono blocchi di marmo o pietre o cuscini che, palesemente, non si possono rovinare tanto facilmente.
Niente foto, mi spiace, erano vietate anche quelle.

Usciamo da li' perplessi, per le opere e l'atteggiamento del personale e scopriamo che la mostra, in effetti, non sarebbe neppure finita.
Peccato che le restanti installazioni siano nella parte museale e nelle stanze del Castello, che è chiuso, dunque non sono visitabili ed il personale delle casse (anche li' in abbondanza), nulla ci abbia detto.

Eppure noi abbiamo pagato il prezzo pieno del biglietto (che avrebbe dovuto dare diritto anche all'accesso all'Edificio Castello).



Non resta che lasciar sfogare i bimbi all'esterno, che per fortuna merita, anche per la splendida vista su Torino di cui si gode.
Per noi, comunque, era bello stare tutti insieme una volta e vedere giocare i cuginetti, che si adorano e dunque il bilancio della giornata è stato positivo.




Non finisce qui, pero': alle mie domande e recensione negativa su TripAdvisor, il Castello di Rivoli non ha risposto e, guarda casa, la pagina "orari e biglietti" del sito è stata modificata un paio di giorni dopo la mia recensione negativa su TripAdvisor ed ora, sotto la data del 1 Maggio, riporta addirittura in grassetto la scritta: "La Manica Lunga del Castello di Rivoli, che ospita la mostra L’emozione dei COLORI nell’arte, lunedì 1° Maggio sarà straordinariamente aperta al pubblico dalle ore 10.00 alle 19.00."
Che prima non c'era e che comunque, mi permetto di far notare, non dice che l'edificio Castello era chiuso e dunque museo e parte di mostra non sarebbero stati accessibili. 

Non commento.

N. B. Questa è solo la mia personale opinione, basata sulla mia unica esperienza di visita, immagino ce ne siano state di migliori e mi piacerebbe conoscerle, se ne avete da raccontare! Anche perchè a me, in fondo, è rimasta la curiosità di sapere come sia dentro il Castello (pero' non ho voglia di tornarci...).