mercoledì 20 febbraio 2013

Un nome antico




Il nome del mio nano viene da lontano.
E’ un nome antico, greco, presente nella mitologia (anche se identifica un personaggio dalla sorte nefasta, ma comunque di nobile stirpe).
Volevamo un nome privo di significati religioso, quindi non cristiano, non ebraico, non islamico.
Un nome che si portasse dietro il sapore di una antica civiltà, di una lingua che ho studiato con passione al liceo, non il pesante fardello di secoli di soprusi e oppressioni in nome di un qualche dio.
Volevamo un nome che non fosse troppo comune, che fosse ancora capace di distinguere ed identificare, un nome che non avessero altri dieci bambini nella stessa scuola o nello stesso parco giochi.
Volevamo un nome “di famiglia”, ma non di cugini o parenti con lo stesso cognome, per non ingenerare confusione.
Volevamo un nome che suonasse bene con il cognome, che non fosse troppo lungo, per ridurre il rischio di diminutivi (che né io né l’Alpmarito amiamo), né troppo corto, perché il nome è pur sempre importante.
Volevamo un nome che si ricordasse ma allo stesso tempo non fosse troppo strano o astruso da risultare “vecchio” o ridicolo.
Volevamo un nome dal significato augurale, non banale.

Ne abbiamo trovati due.
Uno è greco antico, dal significato di “comandante di popoli, re”, privo di santi e/o martiri (o almeno, mia suocera ha tentato in tutti i modi di cercarne uno e non ci è riuscita quindi..).
Era il nome di mio nonno, il mio amato nonno, ma anche di un grande sportivo di altri tempi.
L’altro, in teoria scartato all’ultimo, è di origine bretone, significa “forte/coraggioso”, è discretamente diffuso e in altri paesi francofoni, poco in Italia ma abbastanza dove viviamo noi ed è anche il nome di un forte alpinista dei nostri tempi.
Il santo c’è, la suocera l’ha scovato, ma giuro che non ne avevamo idea.

Avevo sempre pensato che avrei dato a mio figlio un nome solo, per evitargli inutili complicazioni, e che fosse assurdo il nome di nonni, bisnonni o altri parenti non viventi.
Eppure, ho cambiato idea con naturalezza, anche perché il secondo nome, che l’Alpmarito a suo insindacabile giudizio riteneva “normale” e “comune”, glielo ha aggiunto in ospedale, al momento delle dimissioni,spinto dai colleghi, stupiti del nome “originale” da noi scelto.
E niente, non avevo la forza (e neppure la voglia, a dire il vero, perché in fondo era la nostra “seconda scelta”) di oppormi.

Così ora il nano ha due nomi, che in realtà conterebbero come uno, visto che non c’è la virgola a separarli e che sono entrambi nel codice fiscale, però tutti continuano a usare solo il primo e mi guardano male ogni volta che lo presento con entrambi (Tutti tranne mia suocera, che usa qualunque nomignolo o vezzeggiativo pur di evitare quel nome che evidentemente non le piace e che il secondo non lo prende neppure in considerazione. Ma questo è un altro discorso.)

Chissà perché Jean Luc o Maria Rosa o Pierangelo o Gianluigi vengono mantenuto integri e altri nomi vengono spezzati senza pietà…

Abbiamo incontrato resistenze quando annunciavamo al mondo il nome prescelto, incrociamo ancora occhiate perplesse e richieste di chiarimenti e/o ripetizioni ogni volta che lo presentiamo a qualcuno, eppure ogni giorno che passa sono più convinta della scelta, perché gli abbiamo regalato due nomi che sono un biglietto da visita, forti e decisi, e lui è perfetto per loro e chi ci/lo conosce, conferma.

Questo post partecipa a Blog Tank di Donna Moderna, tema del mese: "Il primo dono che fai a tuo figlio è il nome."