martedì 27 settembre 2016

La corsa ai corsi

Settembre.
E' ricominciata la scuola.
E' ricominciata la routine.
Sono ricominciate le corse.



No, non mi riferisco alle corse del mattino, per arrivare in orario a portare i figli a scuola ed entrare in ufficio, o della sera, per andarli a riprendere, fare la spesa ecc. ecc.
Perchè quelle, a parte i giorni di vacanza, se non si è insegnanti o casalinghe o donne che lavorano da casa, sono continuate per tutta l'estate, forse anche peggio che durante l'anno scolastico.

Io mi riferisco alle corse alle iscrizioni.

Da ogni parte, è un proliferare di volantini, avvisi sui diari, avvisi sulle porte, foglietti distribuiti al parco giochi e disseminati nei negozi, numeri telefonici ed informazioni su orari, costi e luoghi scambiati in ogni dove, con ogni mezzo.
Perchè è settembre e bisogna scegliere le attività extrascolastiche, per i figli ma anche per i genitori, pianificare, programmare ed iscrivere.

L'offerta di anno in anno sembra farsi più numerosa e articolata, dall'inglese (ormai pure per neonati) allo yoga per bimbi, dall'avvicinamento alla musica al karate, dal rugby al calcio, passando per pallavolo, scherma, danza, ginnastica artistica e ritmica, basket, atletica, nuoto, arte, recitazione ecc. ecc. ecc.

Solo che non basta scegliere. Bisogna anche provare, perchè non vorrai mica decidere a scatola chiusa, no?
E via i giri di prova!
E poi, una volta scelto, bisogna correre ad iscrivere.
Perchè se aspetti, rischi di non trovare più posto o di beccarti l'orario sbagliato, il giorno sbagliato, il luogo sbagliato, la compagnia sbagliata.

Perchè, in tutto questo turbinio di corsi, perdersi è un attimo.

Io quest'anno ho tagliato.
Ho deciso e sono andata avanti a testa bassa: nuoto, solo nuoto, per ora.
Che poi non è proprio così, perchè tanto verrà con noi in palestra di arrampicata e d'inverno ci sarà lo sci, come d'estat c'è stata la mountain bike.

Non importa se il ricciolino non ne ha gran voglia, per me imparare a nuotare è un dovere prima che un piacere e poi già ho visto negli anni scorsi che i capricci pre piscina si sciolgono come neve al sole appena entra in acqua, perchè a lui stare in acqua piace, è innegabile, quel che non gli garba tanto è l'idea di obbedire ad un istruttore.

E' solo fortuna se giorno o orario coincidono con quello di altri amichetti, perchè questa volta ho deciso io.

Sci d'invero, bici d'estate, sono state scelte sue. Guidate, quanto allo sci (fondo anzichè discesa), ma sue.
Giocomotricità in città lo scorso anno è stata un'idea sua e c'è da dire che ha tenuto duro fino a maggio, quando la noia e la stanchezza gliela si leggevano in faccia. Tanto che quest'anno gli è passata la voglia.
Ora, però, decido un pò io.
Perchè lo scorso anno il ricciolino a giungo è arrivato stanco, seppur felice. Forse non per gli impegni extra, ma con certezza non posso dirlo.
Perchè la logistica è un problema mio, non dell'Alpmarito che in settimana non c'è (per carità, non per sua volontà ma tant'è), non dei nonni che fanno già il possibile dividendosi tra i vari nipoti e che comunque per le emergenze ci sono ma la routine è un'altra cosa.
E ' mio.
E allora faccio come riesco e credo meglio io, per lui e per me.

Ascoltassi la voglia, lo porterei a musica, inglese, karate, nuoto, giocomotricità, yoga e a mille altre attività.
Perchè nulla è sprecato, nella vita.
Tuttavia, è innegabile che i corsi costino: denaro, tempo, fatica, impegno.
Dei figli ma anche dei genitori.
Quindi si impongono scelte.

Ci sarà tempo per le seconde/terze lingue (che comunque mi auguro impari a scuola, visto che le tasse le pago anche perchè abbia un'istruzione decente) e per la musica.
Ci sarà tempo per l'agonismo, qualunque sport scelga in futuro.
Ora ha bisogno di sfogarsi, fondamentalmente, giocando a casa o in giardino e praticando sport.

Sento genitori lamentarsi che alcuni sport, purtroppo, si possono praticare con i corsi solo dai 5/6/7 anni e "peccato non si possa fare prima", altri che si lamentano che alcuni sono solo estivi o invernali e allora gli istruttori "non  potrebbero pensare alla presciistica o ad un corso di bici dentro la palestra per l'inverno?"

Capto i discorsi tra gli istruttori e i dirigenti di varie società sportive, che tentano di inventarsi "corsi di avviamento" per piccolissimi o cercano soluzioni per "prolungare la stagione" perchè altrimenti si mettono a praticare altri spot "e poi li perdiamo".
E non parlo solo di persone che con l'insegnamento di attività sportive, ricreative o simili ci campano, ma anche di chi lo fa solo per passione, nel suo tempo libero.

Il risultato, mi raccontava proprio qualche giorno fa la mamma di una bimba di sette anni, è che iniziando a 4, quando arrivano all'agonistica e/o a dover apprendere davvero la tecnica ed i fondamenti di quello sport, sono già stufi, perchè per tre anni hanno fatto più o meno le stesse cose "di avviamento."

E poi sento i genitori dire che i bambini devono provare tanti sport e cambiare tutti gli anni, se vogliono, perchè "se non lo fanno adesso, quando?"
Io non sono molto d'accordo, su questo concetto, però devo ammettere che, alla fine, di certezze me ne sono rimaste ben poche.
Non è che così facendo si passa il messaggio che lo sport sia SOLO divertimento e non anche impegno, costanza e fatica?
Non è che si abituano a "consumare" le esperienze come le cose ?
Non è che non ne trarranno mai una soddisfazione duratura perchè appena la strada si fa in salita li autorizziamo a mollare e cambiare?
Non è che, per contro, insistendo perchè scelgano una strada e la mantengano, si rischia di fargli odiare lo sport in generale o di non dargli la possibilità di trovare quello davvero fatto per loro o, più semplicemente,  di renderli infelici?

Ecco.
Io non lo so.
Navigo a vista.
Però, dovendo navigare, quest'anno il mare me lo sono scelto un pò più io, anzichè gli altri.
E vedremo come andrà!

Fuori dalla scuola, intanto, osservo un pò stranita la folle corsa ai corsi.

P.s. Voi, come la vedete questa folle corsa ai corsi?
Cosa ne pensate di far iniziare ormai ogni attività nei primi anni di vita?



lunedì 26 settembre 2016

Il Grand Ru di Rhemes-Notre-Dame con un bambino

Da quando sono diventata mamma, le escursioni in ghiacciaio sono diventate un'eccezione ma ho scoperto tante meravigliose passeggiate "a prova di bimbo".

Una di queste, facile ma immersa in un paesaggio verde e tranquillo, è la passeggiata del Grand Ru.
La località di partenza è Rhemes Notre-Dame (AO), localitàsita nel cuore della Val di Rhemes (ne ho già parlato qui) , là dove la vallata "si apre" in prati e declivi, con la Granta Parey a fare da sfondo.


Il termine "rus" in Valle d'Aosta indica i piccoli canali di irrigazione che un tempo si usavano per convogliare le acque dei torrenti verso i prati ed i campi più lontani, spesso posti in luoghi impervi, così da sfruttare tutto il - poco- spazio a disposizione.
Venivano tenuti puliti e funzionanti dagli abitanti e proprietari dei campi, con giornate di lavoro ad intervalli periodici.
Ru deriva dal latino "rivus", ossia "rio", piccolo corso d'acqua.

Alcuni di questi rus oggi sono stati affiancati da bei sentieri, che consentono di camminare con il solo rumore del gorgoglio dell'acqua a fare da sfondo, magari seguendo una foglia o un ramoscello lungo il suo percorso, come ha fatto il ricciolino biondo!



Si parte dal sentiero che sale nel retro del paese, versante sinistro della montagna arrivando da Sud (località Bruil, mt. 1723). Ovvero: sponda orografica destra.
 Il sentiero inizialmente è lo stesso che conduce al Col d'Entrelor ed al lago Pellaud, però vi è subito la prima biforcazione, da un lato si prosegue a bassa quota verso il lago, dall'altro si sale verso il Colle.

Seguendo quest'ultimo percorso, si incontra il Ru.
A questo punto, non resta che costeggiarlo, verso Sud o verso Nord.
Io vi consiglio di andare prima verso Nord e, giunti al bivio ben segnalato, salire ancora verso la cascata dell'Entrelor, mt. 1800.


Si tratta di aggiungere pochi minuti di salita, per godere di questo spettacolo! Direi che ne vale la pena!



Il torrente Entrelor, che nasce nella cima dell'Entrelor (3430 mt), dopo aver formato la cascata, va ad immettersi nella Dora di Rhemes.
Proprio dalla cascata, si diparte il Grand Ru.



Tornate quindi dallo stesso sentiero fino al bivio e, a quel punto, dirigetevi verso sud, in direzione Alpe Canavesan (1800 mt).



Dopo un primo tratto in salita, per intercettare il grand ru e raggiungere la cascata, il percorso è pressochè pianeggiante e attraversa un bellissimo bosco di conifere, a monte degli abitati di Broillat (frazione Chaudanne, mt. 1820), Bruil e Chanavey.


Arrivati al termine del Grand Ru, si può scendere verso l'abitato e la strada asfaltata grazie ad un sentiero di raccordo che taglia per i prati in discesa. Poi, si imboccare il sentiero che costeggia la Dora (senza attraversare il ponte), per tornare verso il capoluogo (ossia il paese, dove c'è la chiesa), compiendo così un giro circolare, oppure proseguire ancora fino al lago del Pellaud, passando la frazione Chaudanne (Broillet o Broillaz).


Oppure, dal capoluogo (località Bruil), andando verso nord, si possono seguire, sempre sulla sponda orografica destra della Dora, le indicazioni per il lago Pellaud, poi dalla frazione Chaudanne (Broillaz-Broillet), salire alla cascata d'Entrelor, ridiscendere fino all'ultimo bivio e seguire il Grand Ru verso sud fino al'Alpe Canavesan, per poi scendere per i frati al fondovalle e risalire al capoluogo costeggiando la Dora.

Costeggiando il Grand Ru due anni fa!

O ancora, partendo dalla frazione di Chanavey (dove si trovano l'Ufficio del Turismo e gli hotels, per intenderci), salire verso l'Alpe Canavesan e percorrere il giro circolare in senso inverso (Gradn Ru verso nord, cascata d'Entrelor e poi scendere, per il sentiero segnalato, verso gli abitati di Broillat, Chaudane ed il lago Pellaud, rientrando infine verso il punto di partenza dal sentiero del fondovalle che costeggia la Dora).


Non importa la direzione che prenderete, sarà comunque una bellissima escursione, facile facile, anche considerato il sentiero comodo e lo scarso dislivello positivo!

Godetevi il rumore dell'acqua che scorre, il silenzio, il sentiero ombreggiato dagli alberi e gli scorci sulle montagne intorno a voi.



Tra l'altro, il lago Pellaud piace molto ai bimbi, perchè c'è tanto spazio per giocare sulle sue sponde (e anche tavolini da picnic e due bar nelle vicinanze, oltre ad un parco giochi).

Qui il ricciolino biondo al lago due anni fa!







venerdì 23 settembre 2016

"Sottacqua. Sottoterra" e "I draghi del Latemar": le letture del ricciolino biondo

"Sottacqua. Sottoterra" di Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinski

ed. ElectaKids, 2015, ed. Italiana Mondadori Electa S.p.a, 22,00 Euro, pag. 108

 

Questo libro, di due autori polacchi, e' scelto in biblioteca dal ricciolino, un giorno che vi è andato con mia madre, all'inizio di agosto.

Ora, a fine settembre, e' ancora a casa nostra (tranquilli, ho rinnovato il prestito).

Perché? Perché è bellissimo, sia per l'idea di base, sia per le illustrazioni, nonché ricchissimo di informazioni.

Non è il tipo di libro che si legge una sola volta e tanto meno in un'unica serata. E' lungo e denso perché, con il suo ampio formato e le sue pagine "doppie", conduce il lettore in un viaggio entusiasmante fino al centro della Terra, a conoscerne il nucleo.

Da un lato, si parte dalla superficie del mare per immergersi ed esplorare gli abissi marini, fino alla fossa delle Marianne e, appunto, al centro della Terra, attraverso la fauna acquatica, la storia delle immersioni subacquee e dei sottomarini, il relitto del Titanic, i pozzi petroliferi, le formazioni rocciose e molto altro ancora.

Aprendo il libro dalla parte opposta, invece, si scende nelle viscere della Terra, tra miniere, metropolitane, minerali, vulcani ecc.

Malgrado sia pensato per lettori un po' più grandi del ricciolino biondo (direi perfetto dai sette/otto anni), lui lo sta apprezzando tantissimo e ascolta con attenzione la lettura serale, pagina dopo pagina.

Veramente una piacevolissima scoperta anche per noi, visto che le informazioni e curiosità fornite non sono affatto scontate!

***

"I draghi del Latemar" di Beatrice Calamari, illustrazioni di Simone Frasca

pag. 85, ed. Effe e Erre, Trento, giugno 2016, Euro 12,00

Abbiamo acquistato questo albo illustrato, in formato non rigido (quindi un po' fragile, nelle mani di un bambino di quattro anni), nel corso della nostra vacanza estiva in Trentino - Alto Adige, ai piedi del Latemar.

Il libro, infatti, e' stato pensato dalla società Latemar 2200 S.p.a., che gestisce la funivia del Latemar ed il progetto MontagnaAnimata, di cui vi parlerò presto in un'altro post.

Narra la storia della scoperta, da parte di un variegato gruppo di bambini di Predazzo, dei draghi del Latemar.

Un giorno, nel fondo valle, questi bambini sentono alla radio un nuovo deejay, di nome Cikky, che con le sue parole insinua in loro il dubbio dell'esistenza, sulla montagna, di una comunità di draghi, spingendoli a cercarli e instaurare con loro un rapporto di amicizia e reciproco aiuto, perso nella notte dei tempi a causa della scorrettezza degli esseri umani.

Una storia di fantasia ambientata nella zona del Latemar, che fa venire voglia di esplorare la montagna come i piccoli protagonisti ed invita ad "aprire il cuore".

In fondo, vi sono le "schede personali" dei draghi protagonisti della storia.

Anche in questo caso è un libro forse più adatto a lettori dai sei /sette anni, ma è comunque piaciuto molto al ricciolino biondo, aiutandolo a fissare nella memoria la gita estiva in zona. D'altra parte, a quale bambino non piacerebbe l'idea di conoscere dei veri draghi?

Noi abbiamo acquistato il libro sul posto, alla stazione di arrivo della funivia del Latemar, però penso che sia reperibile anche altrove.

Se state programmando un viaggio in Trentino, sarà anche un ottimo acquisto per prepararsi alla partenza!

 

Con questo post, come di consueto partecipo al Venerdì del Libro di Home Made Mamma.

 

giovedì 22 settembre 2016

Muffins senza lievito e con farina di riso. Mamma avvocato in cucina.

I miei esperimenti culinari, alla ricerca dell'ingrediente che mi crea problemi allergici, continuano.
A volte con successo!
Ecco allora i miei
Muffins con farina di riso, senza lievito
Ingredienti per 4 muffins grandi o 8 piccoli:
70 gr di burro
80 gr di zucchero
2 uova
125 gr. di farina di riso
Mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio (che sostituisce il lievito chimico, di birra ecc.)
1 pizzico di sale
2 cucchiai di latte intero
Zucchero a velo o bastoncini colorati di zucchero per la decorazione, se volete.
Procedimento|
Per prima cosa, ammorbidite il burro (lasciandolo prima a temperatura ambiente o passandolo nel forno a microonde), inseritelo in una ciotola capiente dai bordi alti (io uso una bastardella in acciaio), unite lo zucchero e lavorateli con la frusta elettrica o a mano (in mancanza con un cucchiaio), fino ad ottenere un composto schiumoso e omogeneo.
Aggiungere le due uova e continuare a mescolare, a mano o con la frusta.
A quel punto aggiungere la farina, il mezzo cucchiaino di bicarbonato (le ricette consultate in rete parlano di un cucchiaino pieno ma, siccome se esagerate butterete via tutto, io consiglio di diminuire la dose a titolo precauzionale) ed un pizzico di sale, mischiando il tutto con un cucchiaio.
Infine, allungate un po' l'impasto con i due cucchiai di latte. Io uso quello intero vaccino, ma nulla vieta di usare quello di soia, piuttosto che quello vaccino scremato o di riso.
Versare il composto negli stampi, in silicone o antiaderenti, senza riempirli fino all'orlo per evitare che, lievitando, fuoriescano.
Infornate a 180 gradi per circa 15 minuti, verificando la cottura inserendo uno stuzzicadenti: se esce pulito, significa che è cotto. Non esagerate, però, per non renderli troppo duri!
Se vi fa piacere, spolverateli con lo zucchero a velo o con i bastoncini colorati di zucchero.
Se riuscite a non mangiarli tutti subito, conservateli in una scatola di latta o in un contenitore chiuso di vetro.
Ed ecco il risultato...
..nostro...
Qui con il primo morso del ricciolino!
Con il primo morso del ricciolino!

...e di mia madre, che ha voluto provare dopo aver assaggiato i miei.
Con ottimo risultato, direi!
Pensate che sono piaciuti persino a mia nonna, perché non eccessivamente dolci.

Buon appetito !

martedì 20 settembre 2016

Baj e i suoi generali: apprezzare l'arte con i bambini.

La nascita del ricciolino biondo, orami quasi cinque anni fa, non ha impedito a me ed all'Alpmarito di continuare a girare per mostre e musei, come ci piaceva fare prima.

Certo, finchè il ricciolino era un neonato, per certi versi era persino più semplice, visto che di solito si addromentava beato sul suo passeggino o comunque stava in braccio a guardare con noi e si faceva distrarre facilmente (a parte una occasione in cui ha dato il peggio di sè, costringendoci ad uscire a turno per guardarlo e non disturbare gli altri).
Poi c'è stata la fase dello "spingo il mio passeggino dentro i locali e tocco tutto", in cui in pratica bisognava tenere sempre un occhio (e due mani) su di lui e uno sui quadri.
Ora, se la mostra cattura almeno un pò il suo interesse, un'oretta di visita non richiede grandi sforzi, se gli piace resiste anche due ore, se invece proprio non lo attira, piuttosto facciamo a turno.

Cerchiamo però, di andare comunque, se si tratta di mostre o musei che ci ispirano, e portare anche il ricciolino biondo, ovviamente programmando di restare meno e di dedicare tempo a ciò che può piacere a lui prima o/e dopo (come un giro la parco giochi perchè "si sfoghi", un gelato premio ecc.).
Questo perchè, secondo noi, l'abitudine a girare per mostre, musei, castelli ecc. si impara e apprende proprio così, facendolo fin da piccoli.
Non solo. 
Lo portiamo con noi anche per cercare di trasmettergli la curiosità e la voglia di scoprire e capire, che si tratti di opere d'arte pittorica o monumenti, di musei interattivi dedicati all'ambiente o acquari, di castelli o sculture.

Sotto questo aspetto, io e l'Alpmarito non possiamo che ringraziare i nostri genitori, per averci portato molto in viaggio e per musei (che all'epoca non erano certo predisposti con aree per i bambini o giochi interattivi dedicati ai piccoli visitatori, almeno non in Italia!) e averci trasmesso la curiosità per l'arte.
Poi, ovviamente, i gusti sono gusti e quindi non sempre ciò che piaceva a me incontrava lo stesso entuasiasmo dei miei fratelli o dei miei genitori e viceversa, però qualcosa mi è rimasto dentro, la voglia di "vedere" è restata anche crescendo, sia in me che nei miei fratelli.
Non che io sia diventata un esperta d'arte, tutt'altro, nonostante gli studi classici! 



Così, un giorno d'estate, dovendo io andare ad Aosta per sbrigare commissioni di lavoro, ne ho aporfittato per andare, con mia madre ed il ricciolino,  a vedere una mostra temporanea che si è rivelata davvero ben allestita e completa, di un pittore che mia madre ha sempre amato: Ernesto Baj. 

Artista ed intellettuale milanese, scomparso nel 2003, Baj è conosciuto ai più per i suoi "Generali", satira feloce dei c.d. uomini di potere, tutti nastrini, merletti ed apparenza, con i denti aguzzi nascosti dietro falsi sorrisi.




La mostra, denominata "L'invasione degli ultracorpi", contiene una cinquantina di opere, tutte dedicate al tema degli "ultracorpi", del periodo 1951 - 1985.


Confesso che io avevo visto le sue tele (e solo quelle), che apprezzavo, ma non conoscevo la storia della trasformazione della figura dell'ultracorpo nella produzione artistica di Baj, nè avevo mai compreso appieno la polemica sottostante le sue rappresentazioni.

Mia madre era molto più preparata!


La mostra, comunque, con i suoi pannelli informativi ben fatti ed il suo percorso, mi ha permesso anche di capire, non solo di "godere" della visita, convincendomi ancora di più della complessità e bellezza dell'arte in generale e dell'abilità di alcuni artisti in particolare.

Tra l'altro, non è che le opere di Baj e la critica ad esse sottostanti non siano più attuali, tutt'altro!

Ovviamente, il ricciolino non ha compreso il "senso" delle opere, tuttavia pare essersi divertito e mi ha detto più volte che i quadri  e le altre creazioni gli sono piaciute.
Insomma, obiettivo raggiunto, per questa volta!


Sono esposte cinquanta opere tra le più significative del maestro: dipinti e collage, esemplari dalle serie dei “mobili” e degli “specchi”, dei “meccani”, dei “generali” e delle “modificazioni”; oltre a trenta piccoli personaggi “in meccano” che costituiscono il Teatro di Ubu (1985) e l’installazione monumentale dell’Apocalisse (1978-83). La rassegna è dedicata al tema dell’ultracorpo nell’opera di Enrico Baj a partire dal 1951 fino al 1985. Passando attraverso i diversi periodi produttivi essa ricostruisce le trasformazioni e i cambiamenti di questa particolare “figura” sempre al centro della ricerca dell’artista milanese. - See more at: http://www.artslife.com/2016/08/04/enrico-baj-ad-aosta-visite-guidate-allinvasione-degli-ultracorpi/#sthash.mxiGoqq6.dpuf
artista e intellettuale milanese scomparso nel 2003 - See more at: http://www.artslife.com/2016/08/04/enrico-baj-ad-aosta-visite-guidate-allinvasione-degli-ultracorpi/#sthash.mxiGoqq6.dpuf


E dopo l'arte, il divertimento all'aria aperta!
Non lontano dal Museo Archeologico Regionale di Aosta, in pieno centro, si trova un ampio parco giochi, in cui il nano si è scatenato.
Se non lo trovate (è un pò nascosto, chiedete in giro senza remore!)





Se Baj vi piace e non volete perdervelo o non lo conoscete ancora e vorreste saperne di più, sappiate che la mostra è aperta ancora fino al 9 ottobre, tutti i giorni dalle 9 alle 19, ed è ospitata nel Museo Archeologico Regionale, in Piazza Roncas 12.


E voi, conoscete le opere di Baj? Vi piacciono? Portate i bambini per mostre e musei? I vostri genitori vi portavano? Cosa ne pensate?

P.s. Post non sponsorizzato.

lunedì 19 settembre 2016

La Val di Rhemes ed il Parco Nazionale del Gran Paradiso con i bambini

La Valle di Rhemes è una delle vallate valdostane che si dipartono dal capoluogo, Aosta.
Il piccolo Comune di Rhemes Notre-Dame (AO), in cima alla vallata, fa parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, come Cogne (qui e qui), è circondato da meravigliose montagne, adatte ad escursioni di tutti i livelli: la Granta Parey - 3.387, la Grande Rousse - 3.607, la Becca della Traversière - 3.337, la Cima Tanteleina - 3.601 e molte altre.

La sua migliore qualità, a mio avviso, è di essere una vallata ancora abbastanza selvaggia, che offre d'inverno sci di fondo, sci alpino (completo di snow park per i bimbi) , itinerari per lo scialpinismo e le ciaspolate senza però essere affolato come i grandi comprensori e, d'estate, è un posto tranquillo, ideale per le famiglie.

Una delle passeggiate classiche, sempre bella, è quella che, dal piazzale del Thumel , mt. 1850, conduce al Rifugio Benevolo, mt. 2287.


Un'ora e mezza (segnavia 13) - un pò di più con bimbi piccoli (noi ci abbiamo messo quasi due ore) - affatto impegnativi.
 


Dopo i primi minuti di salita nel bosco, il sentiero diventa in falso piano per quasi tutto il resto della gita..

 ..regalando scorci bellissimi sullla vallata aperta..


...sul fiume e le sue cascate e guie...

 
...fino ad arrivare alla cascata che viene chiamata "Velo di sposa". Perchè? Giudicate voi stessi!



...passato un ponticello con tanto di tavolo da pic-nic, appena sopra il vecchio ponte in pietra (seminascosto dalla vegetazione in crescita), dinnanzi ad un'altra cascata...


..inizia la salita finale: mezz'ora al massimo, ma ripida (in alternativa si può seguire la più lunga ma meno impegnativa stradina sterrata), per giungere infine al rifugio.



Da bambina e da ragazzina, l'ho fatta spesso, con gli zii ed i miei genitori. 
Da adulta, il Rifugio Benevolo è stato più il punto di partenza, che di arrivo: arrivati lì, con l'Alpmarito, ci spingevamo oltre, verso sentieri ancora meno trafficati e bellissimi, verso il ghiacciaio o verso il lago Goletta o ai piedi della Granta Parey, al confine con la Francia.






 Il ricciolino biondo ci è stato per la prima volta nella mia pancia, quando sono andata al rifugio incinta di sei mesi, mentre la reazione delle persone che incontravo andava dallo stupito all'intenerito alla aperta disapprovazione. 


Questa estate, invece, ha compiuto tranquillamente tutto il tragitto da solo, giocando a fare il pirata con la sua pistola nera...



..e la guida alpina che accompagna ed istruisce i suoi clienti (io e la nonna)!!!

Essendo all'interno del Parco Nazionale, ci sono moltissime marmotte, stambecchi e camosci e...persino il Gipeto, il più grande uccello d'Europa, che potrebbe decidere di sorvolare la zona proprio mentre ci siete voi!


Per vedere gli animali, però, bisogna partire un pò presto o andare nel tardo pomeriggio, quando il flusso di escursionisti si calma, il sole non è ancora/più alto nel cielo e gli animali si muovono con più tranquillità.
Di sicuro, però, ne sarà valsa la pena!

 


La vista che si gode durante la passeggiata e poi giunti al rifugio è veramente magnifica:
...la Granta Parey ...


...il ghiacciaio di Goletta...


...oltra alla vallata ai nostri piedi..



P.s.  Al Thumel, punto di partenza per l'escursione, vi è un ampio parcheggio, in parte libero in parte a pagamento. Dovete lasciare lì amacchina e proseguire a piedi  dieci minuti sulla strada asfaltata, prima di arrivare alla casa ed alla stalla nelle cui vicinanze inizia il sentiero, segnavia n. 13.
Qui trovate informazioni sul Rifugio Benevolo.